Sistema periferico: strani inizi.
Quando ho ricostruito con precisione la sequenza delle opere, mi sono accorto che Sistema periferico non è nato nel 1996 come ho sempre creduto, ma nel 1992.
Le opere che oggi riconosco come Sistema periferico 1 e 2 appartengono a quell’anno. All’epoca avevano soltanto il nome, non ancora una consapevolezza teorica. Esistevano come immagini, tentativi, attriti, forse. Erano già fuori asse rispetto a una struttura centrale, ma senza che io lo avessi ancora formulato. Per questo considero quei due lavori degli inizi strani. Non perché siano eccentrici o irrisolti, ma perché anticipano un sistema che allora non era ancora leggibile. Guardandoli oggi, riconosco in essi il seme di un pensiero che avrebbe trovato forma solo anni dopo. Nel 1994 rientro stabilmente a Udine. Questo passaggio è decisivo. Apro un nuovo grande atelier in pieno centro città, uno spazio in cui rimango per quindici anni. È lì che riprendo a dipingere a tempo pieno. Abbandono progressivamente la serigrafia come centro della mia attività. La musica, la poesia, l’organizzazione di eventi restano, ma la pittura torna a essere il fulcro. La produzione diventa intensa, continua. In quegli anni realizzo centinaia di opere con tecniche e su supporti diversissimi. Nel 1996 il Sistema periferico prende una forma consapevole. Non nasce in quel momento, ma si riconosce. Le immagini cominciano a organizzarsi secondo una logica interna precisa. L’idea d’una trasmissione che gira a vuoto, d’una macchina corrotta dal tempo, d’un sistema in cui non esiste più una vera ruota motrice, entra stabilmente nel lavoro. Da quel momento realizzo una serie di circa venti opere che condividono questa struttura concettuale.
Utilizzo olio, acrilico e smalto. Stratifico il colore. Cerco superfici apparentemente compatte ma costruite per accumulo. Le masse sono pesanti, anche fisicamente. La pittura non è decorativa, ma strutturale. Ogni intervento modifica l’equilibrio complessivo. In Sistema periferico 4, mi son accorto che una porzione significativa della struttura non funzionava. Non si trattava di un dettaglio, ma di circa dieci decimetri quadrati dell’impianto. Ho rifatto l’intera struttura. Non ho corretto. Ho rifatto. Questo modo di intervenire fa parte del lavoro stesso. Il sistema non è chiuso, nè definitivo. Può essere riaperto, rimesso in discussione, ricostruito. Oggi so che Sistema periferico non è una serie conclusa, ma un organismo che riemerge nel tempo. Le opere del 1992 non sono un’anticipazione inconsapevole, ma l’origine reale. Il periodo tra il 1992 e il 1996 è una fase di incubazione, attraversata da altri lavori, altri cicli, altri linguaggi. Il sistema matura insieme a una trasformazione personale, a un rientro e a una ripresa totale della pittura come pratica centrale.
Per questo l’inizio di Sistema periferico va collocato lì. Nel 1992. Con due opere che non sapevano ancora di appartenere a una storia, ma che quella storia l’hanno resa possibile.

Sistema periferico, n. 1, 1992, olio, acrilico e smalto su tela, cm 100×100
Questa immagine appartiene all’origine di Sistema periferico.
È uno dei primi due lavori realizzati nel 1992. All’epoca non esisteva ancora una serie strutturata, né una formulazione teorica consapevole. Esisteva però già una tensione chiara verso una costruzione che s’allontanava da un centro stabile. Il quadro nasce come immagine autonoma, ma contiene già elementi che torneranno negli anni successivi: una struttura interna non pacificata, una trasmissione interrotta, un equilibrio che non si risolve in funzione. Non è un esperimento isolato, né un’opera di passaggio. È un punto di partenza reale.
Sul retro del dipinto sono annotati, a pennello, titolo, luogo e anno di esecuzione. Non si tratta quindi di una denominazione successiva o di una rilettura a posteriori. Sistema periferico è già nominato come tale nel momento in cui prende forma, anche se il suo sviluppo avverrà solo più tardi. Questi primi lavori non dichiarano ancora un sistema compiuto. Lo prefigurano. Il loro carattere è quello di un inizio che non cerca legittimazioni, ma procede per necessità. Guardati oggi, mostrano con chiarezza che il nucleo del lavoro era già presente, anche se non ancora espanso. Da qui il sistema comincia a muoversi.
Non in linea retta, ma per ritorni, interruzioni e riprese.

Sistema periferico, n. 2, 1992, olio, acrilico e smalto su tela, cm 100×100
Sul retro di questo dipinto, oltre al titolo Sistema periferico n. 2, alla firma, al luogo e all’anno di esecuzione, ho annotato a pennello una precisazione: “alla maniera futuristica”.
Non è un’aggiunta interpretativa successiva. È una dichiarazione contestuale al momento della realizzazione. In quel periodo ero consapevole che la struttura centrale del dipinto nasceva da una tensione dinamica, da una scomposizione del corpo nello spazio, da un’idea di moto interno non descrittivo ma costruttivo. La figura centrale è attraversata da linee di forza che non definiscono un soggetto, ma una direzione. Il fondo non è uno sfondo. È un campo di piani frammentati, organizzati per interferenze e slittamenti. La superficie è già trattata come luogo di attraversamento, non come contenitore. La scritta “alla maniera futuristica” non indica adesione a un movimento, né citazione. Segnala un momento di passaggio, una fase in cui il problema del movimento e della scomposizione era ancora affrontato frontalmente, prima che il sistema si spostasse definitivamente verso una struttura meccanica e periferica. In questo lavoro il sistema non è ancora dichiarato. È in formazione. La spinta è interna, non ancora organizzata. Il centro esiste, ma è già instabile.
Da qui in avanti il lavoro comincerà ad allontanarsi da ogni residuo figurativo per costruire un proprio linguaggio autonomo, che troverà forma compiuta solo negli anni successivi.
Sistema periferico nasce qui, ma non si ferma qui.
Questi primi lavori non sono prove, né anticipazioni.
Sono punti di innesco.
Contengono già la tensione, l’errore, la deviazione che porteranno il sistema a strutturarsi, a spostarsi, a diventare macchina, frizione, trasmissione che gira a vuoto.
Negli anni successivi il centro verrà progressivamente abbandonato.
Il movimento si sposterà verso la periferia.
La pittura smetterà di rappresentare e comincerà a funzionare.
La storia di Sistema periferico continua.
