Esplora l’arte della serigrafia con noi
Hai mai stampato a mano 400 copie identiche di un errore bellissimo?
Benvenuti nell’era cartacea: tra retini, inchiostri e macchinari che puzzavano d’arte.
Io c’ero, con le mani sporche di colore e gli occhi spalancati sul foglio.
Non c’è Ctrl+Z nella serigrafia. Solo pazienza, rischio, e un’estetica testarda.
Questa è la mia archeologia del gesto.
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Nascita e creazione della mia serigrafia Il sole
Giorgio Valentinuzzi e Claudio Tirelli al lavoro (1990)



Che cosa faccio quando serigrafo
di Giorgio Valentinuzzi (2017)
L’etimologia della parola è seta più segno: infatti era con la seta che i cinesi, da tempi antichissimi, si costruivano i telai con i quali veniva eseguita questa particolare tecnica di stampa; in tempi moderni la seta, per ovvi motivi economici, è stata sostituita da materiali sintetici. Su questa superficie, con un’apposita spatola, si spalma una speciale gelatina e quindi si pone il telaio, così preparato, in un forno, esposto a un aria calda che lo asciugherà. Facciamo un passo indietro: il segno che noi vogliamo riprodurre deve essere precedentemente trasferito con materiale coprente (nastro adesivo, tempera, penna speciale per pellicole ecc.) su un foglio di materiale trasparente, che può essere astralon, acetato, perspex, lucido ecc. Ora prendiamo questo foglio, denominato tecnicamente “impianto”, e lo appoggiamo sul telaio ormai asciutto: con una lampada a luce fredda illumineremo il tutto. Il fascio di luce, colpendo il segno impresso sul nostro impianto, dà origine a un singolare fenomeno: la gelatina reagisce e si muove come materiale organico. Proviamo a immaginare un formicaio sconvolto dal tocco di una bacchetta: le formiche impazzite si muovono in tutte le direzioni. Allo stesso modo si comporta la gelatina. La reazione consiste in questo: il materiale precedentemente spalmato sul telaio, al di là del segno, resta fissato; quello posto sotto lo stesso si mette in movimento e si ammorbidisce. A questo punto il telaio deve essere lavato con un forte getto d’acqua e, meraviglia (!), la gelatina è scomparsa lasciando la trama del nylon completamente scoperta. Pronti a serigrafare! Prendiamo il telaio, lo capovolgiamo, e al di sotto di esso mettiamo il materiale su cui abbiamo intenzione di serigrafare il nostro segno (carta, stoffa, alluminio ecc.); scegliamo il colore dell’inchiostro e lo goccioliamo sul telaio stendendolo con una spatola ed esercitando una leggera pressione. Il colore attraverserà il telaio soltanto nel punto in cui non ci sono tracce di gelatina, lasciando il segno, ora colorato, sul materiale scelto in precedenza.
Più impianti uguale più telai. Più telai e più colori danno luogo a risultati più complessi. Questa è la tecnica serigrafica.



