Il Sistema periferico sono io
Non ho mai cercato una forma che stesse ferma, ma una che reggesse lo spostamento.
Sistema periferico nasce così: non come oggetto, ma come struttura che sopravvive al cambio di posizione, contesto e sguardo.
Appeso, ruotato, ribaltato, guardato di sbieco o frontalmente, il sistema continua a funzionare.
Non perché sia solido nel senso classico, ma perché accetta di non avere un centro fisso.
Il n. 8 è il punto in cui tutto diventa chiaro anche per me.
Là l’opera smette definitivamente di essere “quadro” e diventa corpo adattivo.
S’alza, reggendosi su periferiche che sembrano antenne, arti, prolungamenti nervosi.
Non sono decorazioni: soltanto tentativi di contatto.
Quando il centro non basta più, il sistema cresce ai margini.
Ed è lì che capisco una cosa semplice e definitiva: il Sistema periferico sono io.
Non come metafora o posa, ma come struttura di vita e lavoro.
Ho sempre operato fuori asse, fuori dai luoghi garantiti, nei territori dove nulla è assicurato.
E proprio là ho costruito qualcosa che non chiede autorizzazioni ma resiste.

Nel 2006 il Sistema esce definitivamente dallo spazio dell’arte. Diventa presenza fisica, gesto civile, atto politico. A Raveo volevano riempire una cava di gesso, ferma da decenni, parte del territorio, con scorie radioattive.
Uno scempio annunciato, travestito da soluzione tecnica.

Rudy Cozzi e Giorgio Valentinuzzi, Raveo, 2006
Rodolfo Rudy Cozzi coinvolge me per primo.
Io non scrivo manifesti, allora, organizzo una mostra collettiva.
Porto il sistema fuori. Lo ingrandisco. Lo pianto nello spazio reale.

Nasce così il grande Sistema periferico su PVC. Non per illustrare una protesta, ma per esserla. Un’immagine che occupa il paesaggio e dice NO senza slogan.
CAVA LA CAVA.
Un rifiuto netto, visibile, impossibile da ignorare.

Di notte, al freddo, con gli amici, con la luce che cambia, con la gente che passa.
La pittura non rappresenta più un’idea: sta.
Tiene.
Resiste.

Giorgio V. dipinge su PVC
E quando, ridendo, dico “Madame Bovary c’est moi”, non parlo di narcisismo, ma d’identificazione totale.
Quando un progetto è riuscito davvero, non lo fai soltanto: lo sei.

Giorgio Valentinuzzi imita il Sistema Periferico, 2006
Oggi, a distanza di anni, posso dirlo senza esitazioni: il Sistema periferico non si è mai seduto. Non si è mai chiuso. Ha cambiato supporti, dimensioni, contesti, ma non ha perso tensione.
Eravamo nel 1996-’06, e ancora adesso, nel 2025, tiene.
Perché non è nato per piacere.
È nato per stare in piedi.
Nel dicembre 2006, in occasione della mostra CAVA LA CAVA (Raveo, UD), il critico Rodolfo Rudy Cozzi pubblica un testo che inquadra il lavoro di Giorgio Valentinuzzi all’interno di un sistema di relazioni visive, culturali e concettuali coerenti con la nozione di Sistema periferico.
Il documento, qui allegato in formato PDF, costituisce una testimonianza pubblica e documentata dell’uso e del contesto culturale del lavoro ben prima delle attuali formalizzazioni.
Scarica il PDF – CAVA LA CAVA, dicembre 2006
Il Sistema Periferico by Giorgio Valentinuzzi, Deposito Patamu N. 277612
La voce che ho sentito è la mia storia.
Qui la pittura e la vita si identificano.
Ma il racconto più ampio continua.
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