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Cantico dei Calici – poesie conviviali è una raccolta poetica nata tra il 2009 e il 2019, costruita dentro la vita e non al riparo da essa.
È fatta di notti, amici, amori, vino, viaggi, camere d’albergo, morte, memoria, desiderio, rabbia, ironia e improvvise aperture di luce.
Il titolo non allude soltanto al bere. Il calice diventa il luogo dell’incontro, dello scambio e della convivialità, ma anche della perdita, della passione, della vita e della morte.
Il vino attraversa queste pagine come le parole: unisce, consola, ferisce, altera la percezione e riporta a galla ciò che il tempo tenta di sottrarre.
La scrittura procede per frammenti, accelerazioni, ripetizioni e scarti improvvisi. Non segue una trama lineare: ricordi, immagini, nomi, luoghi e pensieri si sovrappongono secondo il ritmo della memoria e dell’emozione.
La lirica si mescola al racconto, al monologo interiore, alla riflessione filosofica e alla provocazione.
Il linguaggio è libero, spesso crudo, talvolta feroce, altre volte tenerissimo.
Italiano e friulano convivono nello stesso spazio poetico, radicando il libro in una terra, nei suoi suoni, nella sua gente e nei suoi modi di parlare.
Il Friuli, però, non diventa confine: è il punto di partenza per interrogare il tempo, l’amore, la solitudine e la memoria.
Molte poesie sembrano nate nell’urgenza della notte, quando il pensiero smette di ordinarsi e comincia a fluire.
Persone amate, amici morti, incontri, sesso, musica, arte e ricordi lontani entrano nello stesso movimento, senza gerarchie.
In alcuni testi il riso convive con il lutto; in altri la volgarità si trasforma improvvisamente in tenerezza o paura.
Il libro arriva infine a una forma di pacificazione che non è resa. È piuttosto la consapevolezza di poter accogliere insieme caos, bellezza, dolore e desiderio senza obbligarli a diventare ordinati.
Una poesia conviviale, sì.
Ma con il bicchiere alzato anche verso chi non c’è più.
