Dopo la camminata di ieri, 2.800 metri netti, senza sconti, trucchi e senza selfie motivazionali, stanotte ho sognato che stavo sotto il gelso centenario.
Là, in quel punto preciso dove il tempo rallenta, ho deciso di rifare lo stesso percorso. Ma al contrario. Partire più tardi, prima dell’ora degli aperitivi serali (così, giusto per respirare l’odore dei tramezzini), seguire le stesse curve, ma con una variazione finale studiata: fermarmi per un regaluccio. Una birra. Nel locale che si trova proprio lì, quasi alla fine del tragitto, ma all’inizio della via che mi riporta a casa. Quella che percorrerò senza guardare il cellulare, perché so dove mi porterà.
Stamattina sono sceso dal letto con quella mezza idea ancora addosso, simile a un profumo lontano. Prima ancora di bere il mio tè fritto (sì, avete letto bene…e no, non ve lo spiego ora), ho fatto il gesto estremo: mi sono pesato. Bilancia col Bluetooth, moderna, lucida, e impersonale. Risultato? Un chilo e rotti in meno rispetto a ieri. Nudo, s’intende.
Ho tolto pure gli occhiali, ché ogni grammo conta, e la dignità, a quel punto, era già poltrona che mi aspettava. Conclusione: zona di confort ancora rispettata. Mai superata da me, in decenni di tentativi, di lotte, di cene improvvisate e di parole mangiate a metà. Alla faccia delle poiane.
Che mi osservano dall’alto, ma non mi piegano.
Per chi volesse leggere qualcosa di più leggero, ma altrettanto sincero, consiglio:
La Casa delle Favole – La soglia
La Casa delle Favole – Nel cuore della casa


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