Piccola storia di una grande idea

(Note per una dichiarazione d’artista)

Non è la nebbia di Londra, né il fiato grigio del Vesuvio. Non è padana, né marittima, né industriale. È un’invenzione pura. Una nebbia che non deriva da un luogo, ma lo precede.
Non è effetto, ma causa.

Ho scelto di non indicare nessun toponimo sull’etichetta esterna, perché La madre di tutte le nebbie non appartiene. Non si fa contenere.
È la matrice originaria, come se tutte le nebbie del mondo fossero state generate da questa. Un’opera autonoma, ambigua, senza tempo e latitudine. Il titolo nasce per assonanza da La madre di tutte le battaglie, espressione che contiene al suo interno un’eco di retorica bellica, ma anche un’ambizione totale: quella di essere l’archetipo, l’origine, l’inizio di un’epoca. (L’espressione, mutuata dall’inglese “the mother of all battles”, era diventata popolare negli anni ’90, in particolare durante la Prima Guerra del Golfo.)  E questa nebbia, la mia, è anche questo:
Un inizio. O forse una fine. Dipende da dove la si guarda.

La Madre di Tutte le Nebbie è un’opera d’arte concettuale che assume la forma di un contenitore fisico e simbolico. Non è un’installazione, nè un ready-made, e non è una reliquia. È un territorio mobile, raccolto in un barattolo. Il suo nome non richiama alcun luogo preciso, perché la nebbia qui non è geografia, ma condizione. Il progetto nasce dall’idea di attribuire dignità autonoma alla nebbia, non più vista come un semplice fenomeno atmosferico, ma come soggetto attivo, generativo, e spirituale. La nebbia non “cade” su un paesaggio: lo crea, cancella, e lo ridisegna. Non copre, ma svela altri livelli di realtà. Dentro il barattolo si conservano tracce di questa presenza: l’erba del fiume da cui si solleva, la nebbia liquida raccolta in bottiglietta di vetro, una mappa a mano che documenta quattordici sue varianti locali. Ogni dettaglio è pensato per evocare la natura instabile, sfuggente, poetica del fenomeno: il libretto trasparente, che simula l’occhio immerso nella bruma, e l’etichetta circolare sul coperchio, che confonde la lettura come un banco di nebbia confonde l’orientamento. Il lavoro è insieme archivio e finzione, realtà e misticismo, raccolta etnografica e atto poetico. Una forma di cartografia invisibile, in cui l’inventario delle nebbie è anche un inventario delle emozioni, dei luoghi perduti, e delle cose che non si possono più afferrare.

Idea by Giorgio Valentinuzzi, Patamu Registry numero deposito 245135

Barattolo cilindrico in latta con apertura a strappo
Contenitore principale dell’opera, reca l’etichetta con il titolo La Madre di Tutte le Nebbie. La superficie laterale mostra un tracciato fluviale stilizzato, evocativo e privo di riferimenti geografici, a sottolineare la natura universale e immaginifica del fenomeno. Il coperchio, decorato con un testo circolare, induce un leggero senso di vertigine psicologica, richiamando la perdita di orientamento che si prova camminando nella nebbia fitta.

Nebbia liquida del Principato
Una piccola bottiglia di vetro, con etichetta ovale recante la dicitura Nebbia liquida del Principato – Praedium de Hage. Il liquido al suo interno rappresenta la condensazione metaforica della nebbia, trasformata in essenza alchemica, memoria conservata d’una presenza invisibile.

Idea by Giorgio Valentinuzzi, Patamu Registry

Erba fluviale

Inserita originariamente fresca e verde, raccolta con cura lungo le sponde del fiume Stella, l’erba fluviale fungeva da culla viva per l’opera, proteggendola e infondendole l’umidità e il respiro del suo ambiente natale. Nel tempo, come tante altre cose vive, s’è seccata. Ma non ha perso il suo valore: ha semplicemente mutato forma, trasformandosi da elemento protettivo a traccia fossile, da imbottitura a reliquia vegetale.
L’odore, la consistenza, la memoria: tutto parla ancora dei margini acquitrinosi da cui La Madre ha iniziato a salire. Ogni filo d’erba è un frammento sedimentato di paesaggio, attesa, e cura. Alcuni barattoli, conservati per oltre vent’anni, portano ancora addosso la prima nebbia.

Cartina pieghevole
Mappa a mano, vergata con scrittura in corsivo e immagini stampate, mostra quattordici siti diversi in cui la nebbia si manifesta con caratteristiche proprie. Non indica città o riferimenti precisi, ma traccia un atlante mentale di fenomeni atmosferici minori eppure intensi, legati a specifici luoghi interiori. Ogni sito ha una descrizione poetica del tipo di nebbia osservato: stratificata, stagnante, sollevata dai fossati, intrisa di silenzio.

Idea by Giorgio Valentinuzzi, Patamu Registry

Il libretto in acetato – visione immersiva nella nebbia

Opera nell’opera, il libretto in acetato è un oggetto concettuale e sensoriale. Stampato su pagine trasparenti, ogni sua parola affiora o si dissolve come in un banco di nebbia attraversato dalla mente. La trasparenza del materiale restituisce l’effetto visivo di un cammino incerto, dove tutto appare e scompare, come quando si è immersi nella nebbia più fitta. Non si tratta solo di leggere, ma di “camminare” tra le parole, perdersi tra strati, sovrapposizioni, riflessi. Il libretto non offre un punto fisso: è un invito alla dis-orientazione percettiva. Le parole si rincorrono su più livelli di profondità, generando un’esperienza labirintica e insieme poetica. È un’opera da attraversare, più che da consultare.

Nota:
È un oggetto che non vuole essere letto nel senso tradizionale, ma esperito. Il fatto che le parole si staglino su un supporto trasparente trasforma la lettura in un atto di attraversamento, d’immersione in un’“atmosfera testuale” instabile, proprio come la nebbia stessa. Il contenuto si sovrappone al mondo esterno, vi si fonde, e costringe chi guarda a scegliere l’angolazione, il ritmo, la distanza. Il lettore non è più passivo: deve muoversi, avvicinarsi, allontanarsi, inclinare. La trasparenza dell’acetato diventa metafora del senso che sfugge, si rivela per gradi, e si dissolve mentre lo si cerca. È un oggetto che si rifiuta di essere definitivo. Come il fenomeno stesso della nebbia: non si cattura, non si tiene, nè si contiene. In un’epoca che urla chiarezza, efficacia e immediatezza, questo libretto è un gesto di resistenza poetica. È uno spazio mentale rarefatto, una lente sul visibile e sull’invisibile. Una presenza che costringe al rallentamento, al dubbio, e alla riflessione. E questo, è esattamente ciò che oggi manca. Una forma di resistenza sottile ma radicale.

Idea by Giorgio Valentinuzzi, Patamu Registry

Pubblicazioni a margine

A completamento del progetto e della sua atmosfera narrativa, si segnalano alcune pubblicazioni parallele che contribuiscono a definire il mondo evocato da La Madre di tutte le Nebbie. Queste opere, firmate da Giorgio Valentinuzzi e pubblicate da I Contemporanei, costituiscono la cornice ideale, tra invenzione e documentazione, realtà e finzione:

  • Almanacco del Principato di Ariis
    Un documento semiserio e paradossale, diario collettivo e finto-araldico, che testimonia la nascita del fantomatico Principato di Ariis, cuore pulsante della nebbia e della memoria.
    www.icontemporanei.it/almanacco.htm
  • Brevissima cronaca di Girolamo Gallici
    Racconto sintetico di una comunità immaginaria immersa nel tempo e nella nebbia, con usanze, personaggi e tensioni tra epoche e leggende.
    www.icontemporanei.it/gallici/brevissima.htm
  • Il villaggio di Ariis
    Una pagina che oscilla tra l’inchiesta storica e la narrazione evocativa. Un ritratto affettivo del paese reale di Ariis, da cui germina la finzione del Principato.
    www.icontemporanei.it/ariis/ariis.htm
  • Rassegna stampa e recensioni
    Una selezione di riflessioni critiche, recensioni e apparizioni pubbliche delle opere e dei progetti legati a I Contemporanei e al ciclo delle nebbie.
    www.icontemporanei.it/rassegna/recensioni.htm

Torna a Portfolio

Torna al Blog

Visualizzazioni: 18
La Gallerista