La Madre di tutte le Nebbie – Annunci

Annuncio n. 1
È arrivato il tempo di parlare della Nebbia.
Non di una nebbia qualunque: ma della Madre di tutte le Nebbie, raccolta, custodita e sigillata in barattolo dal 2001.
Un’opera concettuale, poetica e irriducibile, che oggi torna a farsi presenza.
Ogni giorno o quasi, apparirà qui un nuovo annuncio, un segno, un frammento.
Perché la Nebbia non si racconta in un sol fiato: si lascia intravedere, e si svela poco a poco.

La Madre di tutte le Nebbie – Opera concettuale 1, numero di deposito 267449
Progetto, testi, sceneggiatura, voce narrante, manovalanza: Giorgio Valentinuzzi
Effetti speciali audio / Sound design (fonico): Eugenio Fontanini
Montaggio, manovalanza, regia: Arturo Fabbro
Annuncio n. 2 – La Raccolta
Quattordici nebbie.
Ognuna con il suo respiro, il suo colore, e il suo peso segreto. Non sono semplici vapori, ma creature: si muovono, cambiano, si lasciano ricordare.
Chi le ha viste sa che nessuna è uguale all’altra. Tutte sono state raccolte e custodite in un solo barattolo.
Non per imprigionarle, ma per consegnarle al tempo. Questo non è un contenitore d’aria, ma: archivio di memorie, atto poetico, e gesto irripetibile che sfida l’oblio. La raccolta è compiuta, e il barattolo attende di essere svelato.

La Madre di tutte le Nebbie – La Raccolta, numero di deposito 267450
Annuncio 3 – Le Nebbie
C’è quella che sale lenta dal fiume, simile a un pensiero che non vuole arrendersi alla luce. Quella che avvolge i campi, e li fa sembrare il mare, con onde immobili che solo il vento osa sfiorare e anche quella che sparisce all’alba, lasciando dietro di sé il sospetto che non se ne sia mai andata davvero. Ogni nebbia ha il suo passo, la sua voce, e il suo destino.
Alcune si mostrano per un istante e subito fuggono, altre restano a lungo, immobili: guardiane di un tempo sospeso.
Proprio come delle memorie che non si sciogono, sono delle creature leggere, fatte di niente eppure capaci di pesare sul cuore. La Madre le custodisce tutte. Non come un mero possesso, ma come un gesto d’amore: raccoglie le forme mutevoli, le trattiene senza imprigionarle, e nel barattolo resta il segno vivo di ciò che, altrimenti, sarebbe fuggito per sempre. Le Nebbie non si possono fermare, ma si possono ricordare, e in quel ricordo, fragile, denso, liquido, si compie il miracolo: un respiro che continua a vivere, anche quando il sole ricompare.
Annuncio 4 – Il Giudizio assurdo
Un giudice ha provato a dare un voto alla nebbia. Ha alzato il timbro come fosse un semaforo: rosso, verde, giallo, poco importa. Ma la nebbia, davanti a lui, ha riso. Perché la nebbia non si lascia schedare: non depone, non firma, o confessa. Ti entra nelle ossa, ti scioglie i contorni, ti ruba le certezze. E mentre lui pensava di averla incasellata, si era già perso dentro. La verità è semplice: la nebbia non si giudica, ma si vive. E ogni volta che l’incontri, non è lei a essere processata: sei tu. Con i tuoi passi incerti, la paura di smarrirti o il coraggio di restare. Perché la nebbia non chiede verdetti, ma ti sussurra soltanto: vediamo se sai attraversarmi.

La Madre di tutte le Nebbie – Il Giudizio assurdo, numero di deposito 267451
Annuncio 5 – La Nebbia Madre
Tra tutte, una. La Nebbia che contiene le altre.
La Madre di tutte le Nebbie. Non la si distingue a prima vista, in quanto non ha fretta, né confini. Quando arriva, non dice: eccomi. Si posa, e basta. È la somma di ogni bruma che scivola dai fiumi, di ogni foschia che avvolge i campi, e di ogni velo che si dissolve all’alba. La Madre è insieme nascita e ritorno: accoglie dentro di sé le nebbie figlie, le custodisce, e le fa esistere. Senza di lei, sarebbero dei frammenti sparsi; con lei, diventano un coro. C’è chi la teme, perché non lascia orientamento. Ma chi impara a starci dentro, capisce che non toglie: restituisce. Ti priva del superfluo, del troppo visibile, e ti obbliga a camminare con altri sensi. La Madre non divide, unisce, non inganna, ma svela. E il suo segreto non è apparire, ma avvolgere: un gesto antico come il mondo, una carezza che disarma e costringe a fermarsi. In ogni goccia sospesa c’è memoria. In ogni filo di vapore c’è una storia che non si è lasciata raccontare del tutto. Lei le tiene insieme, come in un barattolo sigillato dal tempo. La Madre di tutte le Nebbie non si giudica, non si misura, e non si spiega, s’attraversa. E, attraversandola, ci si scopre diversi.
Annuncio 6 – L’Opera concettuale
Non è un oggetto da scaffale, né un gioco da salotto.
Non è neppure un barattolo da conservare come reliquia. La Madre di tutte le Nebbie è un’opera concettuale, nata come idea, cresciuta come progetto, nutrita da tecnica, intuizione e tenacia.
Non appartiene a un tempo solo, perché da ventiquattro anni resiste: testimone silenziosa di battaglie vinte e perdute, d’incomprensioni e riconoscimenti, di chi ha voluto chiuderla in un’etichetta e di chi, invece, l’ha lasciata libera di respirare. Oggi non è prigioniera di un archivio o di un faldone. È viva, e lo è proprio perché non si lascia imbrigliare. È concettuale perché racchiude più significati di quanti se ne possano contare, tecnica perché nasce da mani e mente, da carte dipinte a mano, sigilli e simboli, ed è progettuale perché ogni dettaglio è stato pensato, voluto, e costruito; ma soprattutto è libera, finalmente, dopo ventiquattro anni. Libera di farsi nebbia e di non dover chiedere il permesso a nessuno.

La Madre di tutte le Nebbie-L’opera concettuale, numero di deposito 267452
Annuncio 7 – La Firma
Un’opera non appartiene a nessuno, nemmeno a chi l’ha generata.
È un atto che si stacca dalle mani, che smette di essere privato per entrare nel flusso del mondo. Non ha padrone. Ha soltanto un segno. La firma non è vanità, né etichetta.
È il gesto che chiude il cerchio, come un respiro che diventa eco, la traccia che conferma il passaggio: io c’ero, ho visto, ho creato.
Non per possedere, ma per consegnare. La Madre di tutte le Nebbie non si lascia incatenare da tribunali, bollini o sentenze. Non ha bisogno di padroni, timbri o certificati.
Ha la sua firma: il sigillo che racconta il viaggio, l’origine, la destinazione, e la vita che ancora scorre dentro. La firma è l’unico punto fermo in una distesa che sfugge e si dissolve. Non è marchio di proprietà, ma testimonianza di libertà.
E mentre le nebbie cambiano, s’alzano, si disperdono, quel segno resta: il filo sottile che unisce il visibile e l’invisibile, l’arte e chi osa viverla.

La Madre di tutte le Nebbie – La Firma, numero di deposito 267727
Sospensione 1 – Il Tempo della Nebbia
Il tempo si ferma.
Non ci sono lancette che ticchettano, né ore da contare.
C’è solo un orologio vecchio, stanco, che ha deciso di smettere di fingere. Accanto a lui, il barattolo tace, ma dentro respira una nebbia che non conosce calendario. La Madre non ha bisogno di secondi, minuti, o anni. Non si lascia inseguire dal calendario né intrappolare da un’agenda. Sta dove la lasci, o ti sorprende dove non la cerchi.
È lì, immobile eppure viva, come un segreto che si fa carne. Il tempo non esiste, e la Nebbia sorride di questo inganno. Non ha fretta, passato, o futuro. È sospensione, attesa, respiro che non finisce. Ed è in quell’istante che capisci: oltre la corsa cieca delle lancette, la Madre di tutte le Nebbie è l’unica che sa abitare l’eterno.

La Madre di tutte le Nebbie – Il Tempo della Nebbia, numero di deposito 267453
La Madre di tutte le Nebbie – Edizione finale 2025
Ultimo appunto visivo di un percorso lungo ventiquattro anni.
La Madre di tutte le Nebbie – Edizione finale 2025: 12 esemplari numerati e firmati (1/12–12/12), provenienti dal primissimo inscatolamento 2001/2002, ciascuno con COA nominativo.
Il contenuto non si svela: fa parte dell’opera.
Marchi registrati: UD2001C000354 • 302018000001438.
Aggiornamenti sulla messa in asta nella prima metà di ottobre.

La Madre di tutte le Nebbie – Edizione finale 2025, n. di deposito 268628
- Opera concettuale 1 — Patamu 267449
- La Raccolta — Patamu 267450
- Il Giudizio assurdo — Patamu 267451
- L’opera concettuale — Patamu 267452
- Il Tempo della Nebbia — Patamu 267453
- La firma — Patamu 267727
- Edizione finale 2025 — Patamu 268628
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