Sequenza Ritmica Provvisoria
Tre serigrafie a split e velo su cromolux lucido (1988) e la loro forma “naturale”: la scatola d’arte che le contiene e le completa.
Prezzi
• Ogni serigrafia singola: € 300,00
• Cartella completa in scatola (3 serigrafie): € 590,00 (invece di € 900,00)
• Ogni serigrafia singola: € 300,00
• Cartella completa in scatola (3 serigrafie): € 590,00 (invece di € 900,00)
Sequenza Ritmica Provvisoria, in rosso
1988 — serigrafia a split e velo su cromolux lucido
cm 50 × 70 — tiratura 53/53
1988 — serigrafia a split e velo su cromolux lucido
cm 50 × 70 — tiratura 53/53
€ 300,00
Sequenza Ritmica Provvisoria, in blu scuro
1988 — serigrafia a split e velo su cromolux lucido
cm 50 × 70 — tiratura 53/53
1988 — serigrafia a split e velo su cromolux lucido
cm 50 × 70 — tiratura 53/53
€ 300,00
Sequenza Ritmica Provvisoria, in blu
1988 — serigrafia a split e velo su cromolux lucido
cm 50 × 70 — tiratura 53/53
1988 — serigrafia a split e velo su cromolux lucido
cm 50 × 70 — tiratura 53/53
€ 300,00
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Scatola d’arte
Sequenza Ritmica Provvisoria
Sequenza Ritmica Provvisoria
La cartella completa raccoglie i tre fogli come un unico oggetto.
Qui il racconto conta quanto la stampa.
SEQUENZA RITMICA PROVVISORIA
(Breve storia di una prefazione mai scritta da Bruno Munari)
…lui guarda giù, sul foglio rosso, sta lì a guardare il foglio…fa gli occhi piccoli piccoli, più piccoli, poi, ci guarda per non vedere:dalle fessure delle palpebre guarda su poi in basso.
– Non mi riesce di pensare nulla, dice, non mi fa venire in mente niente…non so che dire…soltanto, forse, che il rosso mi ha abbacinato. E sbatte ancora le palpebre girando il viso a destra e sinistra, in alto e giù e gli occhi, lo sguardo, gli divengono cespugliosi. Si scuote infine e torna nella stanza con noi.
– Ti posso scrivere qualcosa sull’altro pezzo, se vuoi:su quello ho mille idee, mille riferimenti. Giorgio fa una delle sue facce buffe e sembra voler piangere, si agita sulla sedia, arraffa una caramella e se la ficca in bocca con la carta.
– Non fa nulla, dice, scriverai qualcosa la prossima volta.
Se vi è silenzio intorno è un silenzio leggero, le cose sono appoggiate come se dall’inizio della creazione fossero state lì, in quello spazio.
– Vi ho mostrato la SEDIA PER VISITE BREVI? Si alza e ce la mette davanti, me la stanno producendo in dieci multipli, accenna. Giorgio guarda depresso la sedia, che in effetti è molto particolare: ha il sedile in ripida discesa, come uno scivolo, in alluminio. Bella. E ovvia. Giorgio annuisce e io taccio ma rido, in silenzio…da quarantacinque minuti tentiamo di far scrivere a Bruno la Prefazione di questa cartella e da quarantacinque minuti parliamo, invece di cose più interessanti.
Mobiles e aste montate in equilibrio da Bruno sulle spiagge liguri quando era in vacanza a Riva Trigoso, stazioni metereologiche portatili e bonsai lasciati in custodia alla portinaia come gatti. Carte troppo lucide e pennarelli scivolosi che affliggono Giorgio e la firma (brutta) del “povero Risari” . Lo smontaggio del crostaceo fatto da G. Scarpa e quanto era folle, beone e americano A. Calder. L’occhio di Giorgio, che ultimamente gli produce interessantissime allucinazioni GEOMETRICHE nei momenti meno opportuni, pare sia consumato…Bruno Munari dice: sai che l’occhio si consuma e dopo va in tilt? Comunque la Prefazione non la scrive perché non gli viene in mente niente.
Le tre serigrafie sono appoggiate sul tavolino rotondo, presenti e lucide. Sul piano, vicino alle caramelle sostitutive c’è anche una bella targa DEFENSE DE FUMER: che ci angoscia almeno da cinque anni. Munari riprende in mano il foglio blu e dice: viene voglia di prenderle in mano e sollevarle una ad una, queste trasparenze. Valentinuzzi commenta che si è sempre tenuto lontano dalla OP ART e che non intende affatto caderci. Munari è rassicurante e gli risponde che non deve preoccuparsene. Questa è la cosa migliore che hai fatto ed ora in poi hai un campo vastissimo su cui operare con migliaia di soluzioni leggibili. Io so che Valentinuzzi non è d’accordo. Il Metodo di B. Munari è riferirsi a una scrittura leggibile con variazioni graduali e riferimenti costanti: una scrittura per essere mossa, letta e capita da tutti. Ma la semplicità e rendere le cose fruibili non collima affatto (in questo momento) con Valentinuzzi e tanto meno con le sue SEQUENZE RITMICHE PROVVISORIE.
I tre fogli sono muti e perfetti, non traducibili e trasmettibili in qualsiasi discorso di continuità e didattica, se non quello puramente estetico, fine a sè stesso. Si parla di Geometria. Munari dice che la geometria esisteva in natura ma si è consumata dall’uso e dal tempo…per lui, totalmente privo di preconcetti e dogmatismi, la chiave di lettura nei confronti della creatività altrui rispetta solo le leggi della ricerca della leggerezza, l’estetica, il movimento, le geometrie della Natura. Dopotutto i punti di contatto esistono e non soltanto nel campo dell’arte concreta…
Trovare una qualsiasi corrispondenza esteriore tra Valentinuzzi e Munari è solo giocare al gioco degli opposti: quanto Munari è roseo e ascetico, sereno e apparentemente immutabile, rassicurante e immune da angosce metropolitane, tanto Valentinuzzi è ingombrante e sanguigno, accentratore, egocentrico, umanamente affascinante, spesso travolto da ansie postume (alcol, fumo, notti bianche), frenetico nelle sue attività: scrive, stampa, parla, legge, compone musica, viaggia, litiga con tutti…eppure, raramente ho visto due persone così diverse avere una tale affinità e concordanza di opinioni sulla vita, sugli artisti, sull’arte.
All’Antologica di Munari a Palazzo Reale arretrai di qualche passo per metterli a fuoco durante uno dei loro incontri: Valentinuzzi avanzava maestosamente con i suoi due metri di altezza, capelli a metà schiena, baffi spioventi, barba di due giorni, abbigliamento “diciamo casual” e Munari in grigio perla, che correva di gran carriera per i corridoi del palazzo per dargli un caloroso benvenuto. Una manina rosea in una manona purpurea.
Le corrispondenze tra ciò che si crea e come si appare sono misteriose, qualche volta difficilmente individuabili. Giorgio Valentinuzzi già all’inizio della sua produzione si è mosso continuamente tra geometrie perfette ed elegantissime, equilibri logici e razionali, tecniche raffinate e metodi rigorosi. Soltanto Julio Le Parc e Horatio Garcia Rossi, tra gli artisti “geometrici” che conosco, mi confermano che non esiste una dovuta relazione tra la “mortificazione della carne” e il rigore metodologico.
SEQUENZA RITMICA PROVVISORIA, in BLU, ROSSO, NERO, nasce senza progettazione, si lega in rapida discendenza ai lavori immediatamente precedenti e si sviluppa libera senza l’ausilio degli strumenti normalmente usati per una realizzazione di questo tipo. Niente pennelli, niente millimetrati, via il tecnigrafo, niente aerografi o nastri limitanti: lo strumento è una comune macchina adibita a lavori solitamente industriali o comuni, comunque dozzinali.
Valentinuzzi ha utilizzato la macchina serigrafica come fosse la sua mano prendendosi la libertà di usare e non essere usato, carpendone i segreti in profondità e creando pezzi unici nella moltiplicazione.
Il riferimento alla Natura è costante. Le trasparenze – da sfogliare una ad una – sono i giochi di luce che scandiscono piani e visioni, e, come in natura, interrompono ogni sequenza creando piani ed equilibri percepibili. La ritmica è una sequenza universale, musicale, esteticamente semplice e di accettazione immediata: in questo metodo non casuale ma intuitivo, sintetico e Naturale, l’oggetto riesce ad essere gradevole e appagante. Un labirinto affascinante nel quale chi è al di fuori vuole entrare. E giocare. Perché entrare nel blu, nel rosso e nel nero non è traumatico: percorrere il tracciato delle sequenze (e non doverne uscire), sostare sui toni più chiari, richiede solo una attenzione estetica: e l’unica indicazione data è scegliere la strada più breve, la più bella.
Francesca M. MONTENERI & Giorgio VALENTINUZZI 1988
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