Sistema periferico, n. 12

Permanenza

In questa variazione il sistema non avanza né arretra.
Si stabilizza in uno stato di attenzione permanente.

La macchina non mostra più la fatica del movimento, ma la sua intelligenza interna.

Le superfici non sono piani da attraversare, ma campi di decisione.
Ogni segmento trattiene una scelta possibile.
Ogni colore è un segnale, non un’emozione.
La luce non descrive: interroga. Qui il sistema periferico smette di reagire e comincia a governarsi.
Non cerca equilibrio, lo produce.
Non simula energia, la distribuisce.

Sistema periferico, n. 12olio e syampa digitale su tela di cotone, su compensato marino finlandese; cm 59×59, 2002

La compresenza di pittura e stampa digitale non è ibridazione decorativa.
È una sovrapposizione funzionale.
Due linguaggi che non si fondono, ma si tengono in tensione, come moduli indipendenti di uno stesso apparato.

Il supporto rigido, marino, resistente, non è un dettaglio tecnico.
È una dichiarazione.
Questa immagine non nasce per essere fragile, ma per durare, reggere pressione e non cedere alla seduzione del tempo. Il sistema resta immoto solo in apparenza.
In realtà è in uno stato di attività silenziosa, come certi strumenti scientifici che lavorano senza produrre rumore, ma registrano tutto.

Non c’è centro, nè spettacolo.
C’è una struttura che osserva sé stessa mentre funziona.

Ed è forse qui che il sistema periferico diventa più radicale: rinuncia al gesto e afferma la permanenza, non ha più bisogno di muoversi per dimostrare di essere vivo.

Questo non è un momento di passaggio.
È una condizione.


Sistema periferico entra nella sua zona operativa.
La pittura non mostra, agisce.
Il punto di vista è interno.

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La Gallerista